09-03-2010 | L’anagrafe del nuovo ospedale Sant’Anna andrà a San Fermo nella rassegnazione generale. Eppure l’Accordo di programma diceva l’esatto contrario. E non solo...

E dire che un piccolo mappale, roba di qualche decina di metri quadrati e nulla di più, era stato lasciato appositamente sul  territorio del Comune di Como. Sembrava una presa in giro quando la cosa emerse, invece la mossa aveva un obiettivo ben preciso: mantenere l’anagrafe del capoluogo sui nati nel nuovo ospedale Sant’Anna, una volta che questo si fosse trasferito in quel di San Fermo, nella zona conosciuta con il nome “Tre Camini”. E non parliamo di una semplice accordo informale tra le parti. Qui si tratta di carte, scritte nero su bianco. Carte che, oggi come oggi, sembrano roba buona per il macero, visto che l’ultima novità sul futuro nosocomio dice che tutti i futuri nati al prodigioso ospedale porteranno sul certificato di nascita la fatidica scritta: “Nato a San Fermo”. Fa riflettere, poi, la rassegnazione di sindaco e assessore di fronte al furto epocale. “Sono rammaricato – ha detto Bruni – ma pare proprio che debba essere così”. Prima di lui il responsabile dei servizi anagrafici, Enrico Cenetiempo, aveva usato la stessa pacatezza: la legge dice che prevale il concetto di territorialità, dunque c’è poco da fare”. C’è poco da fare? Ma stiamo impazzendo? I comaschi saranno “estinti” per legge e c’è poco da fare? La provocazione è tale soltanto in parte. Ribadiamo, non siamo i primi a porci il problema. Prima di noi ci pensò, ad esempio, lo stesso Bruni che oggi fa spallucce di fronte al saccheggio. Ne è prova provata il testo di Accordo di programma per la realizzazione del nuovo ospedale. In pratica il grande contratto generale che ha definito i rapporti tra gli enti pubblici coinvolti nella costruzione del Sant’Anna bis. Parliamo, per chi non lo sapesse, dei Comuni di Como, Montano Lucino, San Fermo, della Provincia di Como, dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna e della regione Lombardia. All’articolo 9.1 di questo accordo è illuminante il seguente comma: «Il Comune di Como si fa carico di continuare a espletare tutte le formalità per le nascite e le morti nel nuovo Ospedale e a non far gravare su San Fermo della Battaglia oneri di sorta per tali procedure e per tutti gli oneri in genere derivanti dalla gestione (affidi e servizi sociali ecc…)». Dunque, nei patti era scritto nero su bianco che l’anagrafe dell’ospedale sarebbe dovuta rimanere comasca, al punto che San Fermo si era premurato accuratamente di esplicitare che anche i relativi oneri sarebbero stati a carico del capoluogo. E non, come ha detto il sindaco di San Fermo, che l’accordo prevedeva il passaggio dell’anagrfae. A distanza di sei anni dalla stipula di quell’accordo, qualcuno si è dimenticato di quanto pattuito, con buona pace dei comaschi che dall’anno prossimo in avanti avranno tutti i propri figli venuti alla luce ai Tre Camini bollati dallo status, per carità dignitosissimo, di sanfermini. A dire il vero, spulciando tra gli articoli l’Accordo di programma troppo presto finito nel dimenticatoio generale, ci siamo imbattuti in un’ulteriore clausola a favore del Comune di San Fermo, clausola che appare in paradossale contraddizione con lo scippo dell’anagrafe. Sempre l’articolo 9.1 dell’Accordo, al comma precedente quello appena menzionato, dice un’altra cosa molto interessante: «Il Comune di Como accetta fin d’ora di stipulare una nuova convenzione con il comune di San Fermo della Battaglia per l’utilizzo da parte dei cittadini di San Fermo della Battaglia degli asili nido di Como senza oneri per il Comune di San Fermo a partire dall’anno successivo al trasferimento dell’ospedale Sant’Anna nella nuova edificazione in località Tre Camini». Cornuti e mazziati, dice un vecchio detto. Non solo il Comune di San Fermo si pappa l’anagrafe comasco, ma dal 2012 in avanti potrà mandare i figli dei suoi residenti nei nidi comaschi, senza pagare oneri al capoluogo. Ciò significa che i bimbi di San Fermo saranno equiparati in tutto e per tutto a quelli comaschi nell’utilizzo dei nidi. Con buona pace delle famiglie residenti nel comune capoluogo che, giusto pochi mesi fa, si sono viste aumentare, anche sensibilmente, le rette di iscrizione dei propri figli. Saranno felicissimi i genitori della città quando verranno a sapere che, in parte, quegli aumenti finiscono per agevolare famiglie di un altro comune. Ma, tornando alla questione dell’anagrafe, essa è tutt’altro che secondaria. Per una valutazione sulla valenza simbolica di una simile perdita vi rimandiamo al pezzo ospitato in questa pagina e firmato da Giorgio Tettamanti. Resta lo sconcertante atteggiamento del Comune di Como rispetto alla clamorosa svolta che, sei anni dopo, ha trasformato quanto pattuito nell’accordo di programma in un nulla di fatto. Ci si domanda il perché di tanta rassegnazione da parte di sindaco e assessore. E dire che di fronte a un simile evento un amministratore cittadino, prima di lasciare al vicino Comune la giurisdizione sull’anagrafe del primo ospedale della provincia, dovrebbe lottare fino allo stremo prima di cedere. Tra l’altro, gli strumenti per farlo li avrebbe anche. L’Accordo di programma prevede infatti il possibile intervento del cosiddetto Collegio di vigilanza per risolvere eventuali controversie. Si tratta, in pratica, di un organo paritetico in cui sono rappresentati gli enti partecipanti. In quella sede è possibile affrontare i vari problemi prima di adire le vie legali per la soluzione di eventuali contenziosi. Ebbene, il Collegio di vigilanza non è stato nemmeno interessato dal problema. E invece dovrebbe esserlo, visto che la questione, a differenza di quanto detto da sindaco e assessore, è tutt’altro che chiarita. Prima di mollare l’anagrafe a San Fermo, insomma, qualche opposizione in più da parte degli amministratori cittadini sarebbe il caso di vederlo. Al punto, perché la questione merita tanto, di arrivare fino all’ultimo grado di giudizio, per verificare esattamente se sia davvero obbligatorio per Como cedere l’anagrafe al Comune limitrofo.

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