La guerra dei sondaggi è un po’, anzi in questo momento forse soprattutto, guerra psicologica.
A due giorni dalla notizia data da questo giornale di un sondaggio commissionato dal Pd a Swg che dà il candidato del centrosinistra, Mario Lucini, in netto vantaggio sul possibile avversario del PdL, Sergio Gaddi (si parla di 37% a 23%), ecco una nuova rilevazione, questa volta commissionata dal partito di centrodestra, che misura popolarità e gradimento all’interno di una rosa di quattro nomi che potrebbero trovarsi a correre insieme per la carica di sindaco. Le figure su cui si articola la ricerca (si tratta di un’indagine di marketing politico effettuata dalla società Partner di Milano, su commissione del consigliere regionale Gianluca Rinaldin) sono quelle di Mario Lucini (vincitore delle primarie del centrosinistra), di Alessandro Rapinese (detto il Beppe Grillo di Como), del papà delle grandi mostre, Sergio Gaddi e dell’ex assessore pidiellino, Alessandro Colombo.
Ebbene, i primi dati raccolti su un campione di 859 osservazioni offrono indici che dovrebbero indurre a una seria riflessione i nostri politici.
A dire il vero, vista la parzialità della rilevazione (manca ad esempio un nome leghista tra i vari possibili candidati), le indicazioni emerse dovrebbero essere prese in considerazione soprattutto dal PdL.
Come potete leggere nella tabella che pubblichiamo, per quanto riguarda la popolarità, Sergio Gaddi non ha rivali. E la cosa, se vogliamo, non stupisce. Gaddi si è costruito negli anni un’immagine che, nel bene e nel male, ha, come si dice in gergo televisivo, bucato lo schermo. La sua percentuale di popolarità si assesta sul 70,8%, un livello altissimo se si considera che quello immediatamente dietro di lui è l’istrionico Alessandro Rapinese, con il 35,5%. Se Gaddi è in grado di doppiare letteralmente una figura certamente conosciuta quale Rapinese, il 31,5% di Mario Lucini in termini di popolarità appare ancor più significativo dello strapotere gaddiano. Lo scarto tra l’assessore alla Cultura e il suo possibile avversario diretto alle prossime elezioni, almeno in termini di popolarità, risulta abissale. Sia chiaro che la percentuale che sitiamo considerando non costituisce un’intenzione di voto. Quella è stata verificata dal Pd tramite il vero e proprio sondaggio Swg e parla, come detto, di un sensibile vantaggio di Lucini sullo stesso Gaddi.
Ma, dato che, a differenza della coalizione di centrosinistra, il centrodestra non ha ancora individuato il proprio candidato, la popolarità di Gaddi porta ragionevolmente a supporre che, in caso di ufficializzazione della sua candidatura per il PdL, o forse per l’intero centrodestra, il distacco tra l’assessore e il capogruppo del Pd a Palazzo Cernezzi sia destinato a ridursi.
Sempre in termini di popolarità, va registrato il basso 18,4% su cui si assesta l’ex assessore della giunta Bruni, Alessandro Colombo. Ritenuto da una buona fetta di città una figura in grado di raccogliere intorno a sé un certo consenso, al momento risulta il meno conosciuto dei quattro. È vero, però, che Colombo è l’unico tra i papabili presi in considerazione dalla rilevazione che non siede in consiglio comunale e che, di conseguenza, non può usufruire della vetrina mediatica offerta da Palazzo Cernezzi. Del resto, la sua carica di presidente di Comodepur non è in grado dargli la stessa visibilità che uno scranno in Municipio è in grado di fornire.
Se passiamo dalla valutazione della popolarità a quella del gradimento, dato decisamente più interessante anche se ancora lontano dalla intenzione di voto, vediamo che Gaddi conserva un sensibile vantaggio sugli avversari, pur vedendo diminuire il suo strapotere misurato dalla popolarità.
Il gradimento di Gaddi, pari al 38,8%, in ogni caso va quasi a doppiare quello di Lucini (20,4%). E fin qui, nessuna grande sorpresa. Ciò che stupisce, ma solo fino a un certo punto, è il “crollo” di Rapinese, che finisce dietro al candidato del Pd, collocandosi all’11,8% , cioè a poco più di metà di Lucini. La considerazione più ovvia porta a dire quanto sosteniamo da tempo: la capacità di attrarre attenzione manifestata da Rapinese, qualche sua felice intuizione in termini di comunicazione, un look sostanzialmente antisistemico e fresco in termini di marketing politico non sono sufficienti per il barbuto consigliere comunale a creare attorno a sé un ampio gradimento. Probabilmente, in termini qualitativi, il suo 11,8% è più puro delle percentuali più alte degli avversari, ma ciò, quando poi si parla di grandi numeri necessari a vincere le elezioni, non basta.
Gaddi, con il suo 38,8%, è ben più gradito dell’istrione di Palazzo Cernezzi. E con questi dati, anche Rapinese dovrà, se intende essere realmente competitivo, fare i conti.
Come detto in premessa, la rilevazione su cui abbiamo sin qui ragionato risulta fatalmente parziale. Un nome leghista tra i quattro, oppure in aggiunta ad essi avrebbe sicuramente reso il quadro complessivo più attendibile. Ma ai fini di un’analisi interna al PdL, anche questi primi dati possono offrire materia importante di discussione. L’altissima popolarità di Gaddi, intanto, è di per sé sinonimo di un potenziale che altri non hanno. E, come scrive Emilio Russo in questa pagina, in condizioni normali questo aspetto potrebbe anche passere in subordine, ma nell’attuale necessità di rimonta del PdL, l’aspetto della popolarità risulta tutt’altro che secondario.
L’elemento davvero surreale è dato dall’atteggiamento dei vertici del partito, Alessio Butti e Patrizio Tambini, i quali sembrano non aver compreso che, evento storico e quasi “contro natura” per Como, questa volta il rischio di perdere le elezioni amministrative è concreto.
Ieri, poco prima delle 15. Sono a dieci metri dalla redazione quando incontro per strada un tizio che incrociavo (segue) Mauro Migliavada
D’accordo, i sondaggi sono la tomba della politica. Spesso sono dei cattivi consiglieri, che guidano verso (segue) Emilio Russo





